Frame_from_Eternal-Sunshine

Manic Pixie Dream Girl e Cool Girl: due archetipi da eliminare

Manic Pixie Dream Girl e Cool Girl: due archetipi da eliminare

Frame_from_Eternal-Sunshine

Nell’ultimo libro che ho finito c’era una Manic Pixie Dream Girl. L’ho odiata, ma mi ha fatto venire in mente tutti quei film indie dove le protagoniste sono ragazze carine un po’ fatine. Amélie, de “Il favoloso mondo di Amélie”, Clementine di “Se mi lasci ti cancello” e la MPDG per eccellenza: Sole di “(500) giorni insieme.”

Investigando un po’ questo archetipo ne ho scovato un altro: quello della Cool Girl. In realtà, l’avevo già incontrata decine di volte sugli schermi, solo che non sapevo di trovarmi davanti ad una Cool Girl. 

Manic Pixie Dream Girl (MPDG) e Cool Girl (CG) hanno permeato e permeano le storie di cui ci cibiamo tutti i giorni. Anche se sembrano personaggi interessanti e ben costruiti, sono in realtà altamente problematiche. Vediamo insieme perché.

La Manic Pixie Dream Girl

La ragazza dei sogni del protagonista della storia. 

La Manic Pixie Dream Girl è bella, ma di una bellezza accessibile. Anzi, più che bella, la MPDG è carina: non può certo permettersi di spaventare la controparte maschile. D’altronde, lei è stata creata solo ed esclusivamente per scuotere lui dal suo torpore, fargli vedere quanto può essere spensierata e fantastica la vita se solo ci si lascia andare.

La ragazza fatina ha la frangia corta corta o i capelli di un colore acceso. Più il suo aspetto è bizzarro, meglio è. Certo, non troppo bizzarro. Quel bizzarro quanto basta per incuriosire senza risultare strambo. 

È sfuggente, sa di piacere, ma non le piace piacere. È piena di vita, ottimista, perfettamente imperfetta e insegna un sacco di cose al protagonista: la musica più indipendente possibile, i film più indipendenti possibili e i fumetti più indipendenti possibili… il suo compito è quello di aprirgli le porte del mondo (il più indipendente e bello possibile).

500_Days_of_Summer

La Cool Girl

L’altra ragazza dei sogni del protagonista. La superfica che beve birra tutto il tempo e ne sa un sacco di auto e di sport. 

Se la MPDG non può spaventare l’uomo, la Cool Girl lo fa quasi volentieri. D’altronde, è bella da fare paura, lo sa, ma non lo dà troppo a vedere. Lei non è come le altre, non sa cosa sia lo stress e prende tutto alla leggera. Non si arrabbia ed è spiritosissima. Quasi, ma mai quanto un uomo.

È “uno dei ragazzi”, fuma, urla, guarda le partite, mangia solo fast food ma rimane sempre magra. Non si mette in tiro e il mascara che ha in faccia è finito lì per caso. Non per sua volontà. È sfuggente come la Manic Pixie Dream Girl ma al contrario di quest’ultima non ha il compito di ispirare il protagonista: anche lei è lì per farlo crescere, ma più per insegnare lui una lezione, che per farlo migliorare come fa invece l’altra.

Esempi di Cool Girl sono Robin di “How I Met Your Mother” e la maggior parte dei personaggi interpretati da Megan Fox. Una definizione perfetta di Cool Girl l’ha scritta Gillian Flynn nel romanzo e nella sceneggiatura di “Gone Girl”:

Perché sono problematiche 

Cosa hanno in comune la Manic Pixie Dream Girl e la Cool Girl? Che sono proiezioni di fantasie maschili. Donne appassionate di automobili e che si interessano di produzioni indie esistono anche nella realtà. Ma nella realtà, non tutte sono alte, magre e bellissime. In tante delle storie che vediamo e leggiamo ancora oggi, sì.

MPDG  e CG esistono per aiutare il protagonista maschile a completare il proprio arco narrativo. E nient’altro. Sono donne senza vita propria, create in funzione di un lui. Si trovano sulla scena quando sono messe in relazione con un uomo. 

Sono personaggi sottosviluppati, figure salvifiche inserite nella narrazione con lo scopo di cambiare l’uomo. Perché si sa, un uomo può migliorarsi solo con l’aiuto di una donna. 

Manic Pixie Dream Girl e Cool Girl sono due archetipi che rafforzano la convinzione che tutto gira intorno al maschile e che il femminile va relegato al secondo piano. Come risolvere il problema? Costruendo ragazze, o meglio, donne che stiano in piedi da sole. Che abbiano un’individualità ben definita. Donne che si arrabbiano, che ascoltano Taylor Swift senza vergogna e che si truccano perché si vogliono truccare. 

di
Ornella Begalli
Social media manager

Mezza messicana, mezza italiana, mi sento a casa quando parlo inglese. Mi vesto tutti i giorni di nero ma trovo sempre una scusa per riempirmi la faccia di brillantini. Carlo Emilio Gadda è il mio arci-nemico, sono più una tipa alla Ginzburg.