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Io, COBOT: il mondo della robotica collaborativa

Io, COBOT: il mondo della robotica collaborativa

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“Parte della disumanità del computer sta nel fatto
che,
una volta programmato e messo in funzione,
si comporta in maniera perfettamente onesta.”

Isaac Asimov

 

I cobot o robot collaborativi sono un tipo di robot costruito per interagire con l’uomo in uno spazio condiviso. Una differenza importante con i robot industriali è che i cobot non sono isolati dal contatto umano.

Nella maggior parte dei casi i cobot lavorano senza essere delimitati da barriere di protezione, condividendo aree e mansioni con gli operatori umani. La mancanza di divisioni e ostacoli presuppone un’attenzione particolare alla sicurezza in fase di costruzione e implementazione dei cobot. 

Per esempio, l’azienda danese Universal Robots produce cobot che sono equipaggiati “nativamente” con un’ampia gamma di sensori che registrano la presenza dell’operatore, controllando movimenti e tempi di reazione della macchina.

La robotica collaborativa è dunque la forma di automazione che più è in grado di incrementare il livello di collaborazione tra uomo e robot. I cobot sono impiegati nella logistica, nella pulitura industriale, nel trattamento e manipolazione dei materiali e in molti altri ambiti. Il loro utilizzo riduce la fatica, la ripetitività e soprattutto i rischi presenti nell’attività degli operatori.

Il futuro dei cobot nel contesto produttivo coinvolgerà inevitabilmente la replicazione dei sensi umani come già avviene per la visione artificiale. Avremo quindi collaboratori robotici che oltre alla vista useranno anche udito, gusto, odorato e tatto per gli impieghi più disparati. 

Udire comandi vocali, segnali acustici e altri suoni agendo in modo appropriato sarà una prerogativa dei cobot di prossima generazione; potranno percepire rumori che li mettono in allerta in situazioni di malfunzionamento di altre macchine o nei casi di pericolo per i colleghi umani, all’interno dell’area di lavoro. 

Pensiamo a quante informazioni riceviamo con il tatto: la temperatura, la forma o la sostanza degli oggetti e di conseguenza la loro pericolosità; in modo analogo, le macchine potranno avvalersi dell’olfatto, soprattutto per odori nocivi ma impercettibili dall’uomo, oppure del gusto, con robot “assaggiatori” di nuove potenziali sostanze commestibili o prodotti farmaceutici.

In generale, la robotica collaborativa non è pensata per sostituire ma per supportare l’uomo in attività lavorative che sarebbero complesse, usuranti e/o pericolose.

 

Bibliografia minima:

Peter Matthews, Steven Greenspan, Automation and Collaborative Robotics: A Guide to the Future of Work, Apress, 2020

John Rauscher, Matt Rauscher, The Rise of the Cobot: Grow Your Business Exponentially with Collaborative Artificial Intelligence, IT-Startup, 2020.

Federico Vicentini, La robotica collaborativa: Sicurezza e flessibilità delle nuove forme di collaborazione uomo-robot, Tecniche Nuove, 2017.

di
Maurizio Landini
Content writer e narrative designer

Se scrivo è colpa della musica. Mi è capitato un bel po’ di anni fa, ascoltando una cassetta nuova di zecca di Jean Michel Jarre, Rendez-vous, per essere precisi. Volevo in qualche modo metterla su carta e sono nate le prime poesie. Poi è successo che entrambe, la musica e la scrittura, non mi lasciassero più. Due sogni? Lavorare scrivendo e avere molti synth. Il primo si è avverato; al secondo ci sto lavorando.