Breve guida per giudicare un podcast dalla sua copertina… oppure no!

Breve guida per giudicare un podcast dalla sua copertina… oppure no!

Ascoltare un podcast è immaginare, creare con la mente, asservendo i pensieri a un racconto che si disegna con i colori che decidiamo di scegliere.

Mettete le cuffiette, premete “play” e lasciate che la voce permei quel posto che aspettava attenzione, che domandava una carezza, uno schiaffo, una risata, una pacca sulla spalla. 

Aspettate.

Cosa vi ha portati ad ascoltare proprio quel podcast? L’autore che già conoscevate, il tema, l’attraente voce del narratore, il consiglio di un amico? 

E se fosse stata la sua copertina?

Siamo abituati a parlare di copertine solamente quando si tratta di libri, indicando la parte più esterna che abbraccia le frasi del nostro autore preferito o di quel saggio che ci ha aperto nuovi orizzonti, facendoci riflettere più a fondo. Sono storie custodite gelosamente, ma che hanno voglia di essere ascoltate, per questo esistono le copertine: la calamita che ci attrae, la maniglia di quella porta che affaccia su mondi nuovi da esplorare.

In tempi antichi, erano fatte di pergamena o di pelle, senza titolo o nome dell’autore. Con lo sviluppo dell’editoria industriale e la produzione di un grande numero di copie, il cartoncino che ricopriva le pagine veniva arricchito da illustrazioni che servivano a differenziare un volume dall’altro. 

Anche nel caso dei podcast si può parlare di copertine. Le parole hanno bisogno di un custode, di un involucro che le abbracci, di quella maniglia che apre a mondi nuovi, anche se non sono scritte su carta.

Spesso si associa ai podcast l’idea di serialità, più episodi che raccontano, in maniera frammentata, una o più storie. Non se ne considera, però, l’eterogeneità, il loro essere riconducibili all’esperimento editoriale dei fueilleton, i libri a puntate nati nei primi decenni dell’Ottocento in Francia, delle –logie, delle saghe o delle collane. 

All’eterogeneità del contenuto corrisponde quella del contenitore. 

Come accade per “Il Muro” e altri podcast de Gli Ascoltabili, la copertina che rappresenta l’intera serie non viene ripresa dai singoli episodi e, sorprendentemente, non viene nemmeno riproposta la medesima palette colori, se non fosse per quel filetto rosso che contorna il surreale adattamento grafico di alcune foto in stile “arte della caduta”.

Questo utilizzo delle copertine ci fa ricondurre l’esperienza de “Il Muro” a quello della -logia. Si tratta di una composizione letteraria costituita da più elementi distinti (gli episodi), ma organicamente concepiti (la serie). “Il Muro” si può considerare l’ottologia in cui vengono raccontate quattro storie “da oltre cortina”.

Nel caso di Apple Podcast e Storie Libere una copertina satis est. Entrambe le piattaforme presentano diversi podcast seriali in cui, però, una sola copertina viene utilizzata per raccogliere gli episodi, diversificati unicamente dai titoli. Non esiste una vera e propria distinzione a livello di rappresentazione, la copertina diventa, quindi, emblema, simbolo della serie intera.

Che non si possa riportare questo esempio all’esperienza dei fueilleton francesi o, alla maniera più partenopea, dei racconti a puntate? Forse starete già pensando alle serie tv di Netflix…

Sorprendentemente, esistono podcast che hanno tutto delle miscellanee, cioè raccolte di saggi che trattano lo stesso argomento, scritti da autori diversi, ma con la stessa comunione d’intenti. Sembra impossibile non nominare 1619, il progetto del New York Times nato in occasione del quattrocentesimo anniversario dall’inizio della schiavitù degli afroamericani per celebrare il loro contributo nella narrazione e nella storia dell’America tutta.

In questo caso, le copertine non contano, la pagina web dedicata a 1619 consente di leggere i vari saggi sul tema, mentre, il podcast dedicato risulta essere solo piccolo tassello dell’intero progetto.

Pensiero visibile-Breve guida per giudicare un podcast dalla sua copertina

Fueilleton, racconti a puntate, miscellanee, chiamateli come preferite, ma qualunque sia la forma dei podcast che deciderete di ascoltare sarà sempre la storia raccontata ad avere il sopravvento su quell’angolino che richiede attenzioni, a meno che non decidiate di giudicare un podcast dalla sua copertina!

di
Camilla Del Zotto
Content editor e netnographer

Io sono Camilla, amante delle piante, degli spaghetti, dei mercatini dell’usato e di un’estetica un po’ rétro. Tra una fanzine e l’altra, leggo anche qualche romanzo gotico ascoltando João Gilberto e i Tamba Trio sul mio divano, in mezzo alla giungla del mio appartamento. E quando arriva l’inverno scaldo tutti con grosse sciarpe di lana fatte a mano!